Amianto sulle navi della Marina militare: 223 morti e 12 indagati

Amianto sulle navi della Marina militare: 223 morti e 12 indagati

23 settembre 2011 0 Comments

Sono una dozzina gli indagati – tra capi di Stato maggiore e vertici della Marina militare italiana in servizio fino alla fine degli anni Novanta – per le ipotesi di reato di disastro colposo e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche nell’ambito dell’inchiesta avviata due anni fa dalla procura di Torino per 223 casi di marinai morti per mesotelioma pleurico o peritoneale, tumori riconducibili all’esposizione da amianto, in tutta Italia. L’iscrizione nel registro degli indagati – anticipata nei giorni scorsi nell’edizione torinese del quotidiano “La Repubblica” – è stata confermata dal pubblico ministero Raffaele Guariniello, che coordina l’inchiesta. Per i magistrati piemontesi le morti sarebbero attribuibili alla presenza di amianto sulle navi della Marina Militare dove gli uomini avevano prestato servizio per anni.
Ripercorsa la storia sanitaria e professionale delle vittime. Nei due anni di inchiesta gli investigatori e la Procura hanno raccolto tutti i casi sospetti e hanno ricostruito la storia lavorativa e sanitaria di ogni soggetto. Tra le vittime accertate vi sarebbero – secondo la Procura – anche molti uomini che avevano svolto la leva sulle navi: fuochisti, motoristi, caldaisti e, in particolare, chi prestava servizio vicino alle centrali termiche delle imbarcazioni che avevano coibentazioni in amianto.
E a fine settembre riparte il processo Eternit. Mentre, dunque, si attende la riapertura del maxi processo Eternit – prevista per la fine di settembre e per il quale lo scorso luglio sono stati emessi i capi di accusa e dichiarate le richieste delle parti civili -, l’amianto ritorna protagonista di un nuovo e importante filone giudiziario. A motivare i capi d’accusa che imputerebbero agli indagati la responsabilità di non aver agito per proteggere in modo adeguato i marinai dall’esposizione d’asbesto l’insieme dei dati in merito alle morti sospette raccolto dagli investigatori della procura che – oltre all’analisi delle casistiche di tutti i deceduti – hanno anche indagato riguardo l’utilizzo dei marinai sulle diverse navi, la presenza della fibra-killer sulle imbarcazioni e le azioni di bonifica effettuate.

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