Chernobyl: latte ancora radioattivo a 30 anni dal disastro

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Chernobyl: latte ancora radioattivo a 30 anni dal disastro

Chernobyl, latte ancora contaminato a 30 anni dal disastro. Livelli di cesio radioattivo fino a 12 volte il limite consentito per i bambini

A più di 30 anni dal disastro di Chernobyl, il latte prodotto in alcune fattorie ucraine è ancora contaminato da quantità di cesio radioattivo superiori ai livelli consentiti. Lo rileva uno studio dei Greenpeace Research Laboratories dell’Università di Exeter, condotto insieme all’Ukrainian Institute of Agricultural Radiology. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Environmental International.

I ricercatori hanno analizzato il latte vaccino prodotto tra il 2011 e il 2016 da fattorie e famiglie situate in 14 località della regione di Rivne, a circa 200 chilometri dalla centrale di Chernobyl, che nel 1986 fu protagonista di uno degli incidenti nucleari più disastrosi della storia. I risultati dello studio evidenziano come nel latte prodotto in alcune delle fattorie campionate siano ancora presenti livelli di cesio-137, un isotopo radioattivo del cesio prodotto dal reattore nucleare, che è stato disperso nell’ambiente nel momento dell’incidente.

Tra i campioni testati, quelli provenienti da sei località superavano i limiti massimi permessi per gli adulti di 100 Bq/l (becquerel* per litro), mentre otto oltrepassavano i 40 Bq/l consentiti per i bambini. Il picco massimo di radioattività rilevata dai ricercatori si aggirava intorno ai 500 Bq/l, ben 5 volte il limite consentito per gli adulti e addirittura 12 volte quello per i bambini!

Il cesio-137 diffuso nell’atmosfera dall’esplosione del reattore si è accumulato negli strati superficiali del terreno, dove è stato assorbito da piante e funghi, entrando così nella catena alimentare. “Più di 30 anni dopo i disastro di Chernobyl la gente è ancora esposta abitualmente al cesio radioattivo, attraverso il consumo di alimenti base locali, quale appunto il latte, nelle zone interessate dal disastro nucleare.” racconta Iryna Labunska, ricercatrice dei Greenpeace Research Laboratories, che spiega come questa continua esposizione al cesio-137 comporti “gravi rischi, soprattutto per i bambini”.

chernobyl latte radioattivo grafico

Se non verranno prese contromisure i livelli di cesio nel latte resteranno sopra i limiti fino al 2040

Per ridurre il livello di esposizione al di sotto dei limiti, i ricercatori suggeriscono alcune misure, non particolarmente costose (si stima una spesa di 10 euro per abitante delle zone contaminate), che possono essere adottate immediatamente. Tra le proposte figurano la somministrazione di capsule di Blu di Prussia (un colorante comunemente usato per eliminare metalli e altri elementi chimici dall’organismo) alle vacche da latte, la concimazione minerale dei campi di patate, campagne di informazione ai cittadini sui rischi del consumo di funghi selvatici e frutti di bosco, l’uso di mangimi incontaminati per l’alimentazione dei maiali.

Se le misure per ridurre l’esposizione della popolazione alla radioattività non dovessero messe in atto a livello istituzionale, i ricercatori stimano che la contaminazione del latte potrebbe rimanere a livelli superiori al consentito ancora per molti anni, addirittura fino al 2040.

(*) Note: un becquerel è l’unità di misura del Sistema Internazionale dell’attività di un radionuclide, come appunto il cesio-137, che equivale a un decadimento al secondo.

Fonte: IlFattoAlimentare

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