Direttive ATEX: certificare, controllare e proteggere

Direttive ATEX: certificare, controllare e proteggere

2 dicembre 2010 , 0 Comments

Gli atti di un convegno sull’applicazione della direttiva ATEX in Italia. Tecniche di ispezione, liste di controllo, iter di certificazione, tecniche di protezione e messa in sicurezza degli ambienti a rischio di esplosione.

Nella cornice modenese di “Ambiente Lavoro Convention”, il 6 ottobre 2010 si è tenuto un convegno – organizzato dal Gruppo di Lavoro indipendente per la sicurezza in ambienti a rischio di esplosione e da Tiger-Vac Europa – dal titolo “La direttiva ATEX e la sua applicazione in Italia. Tecniche di ispezione, controllo e messa in sicurezza degli ambienti a rischio di esplosione”.

Il convegno ha tratto diversi temi, richiamati in causa dagli incidenti registrati in questo ultimo periodo in varie regioni di Italia e dai cambiamenti relativi al passaggio delle competenze dall’Ispesl all’Inail.

Riguardo agli atti del convegno, pubblicati sul sito del Gruppo di Lavoro indipendente per la sicurezza in ambienti a rischio di esplosione, ci soffermiamo brevemente su alcuni interventi.

Ad esempio sull’intervento del Dott. Arletti che presenta una “ Lista di controllo per la verifica dell’applicazione del Titolo XI del D.Lgs. 81/08”.

La check-list permette di controllare se il datore di lavoro:
– ha determinato l’eventuale presenza di sostanze infiammabili o combustibili sul luogo di lavoro. E se le caratteristiche chimiche e fisiche di tali sostanze (infiammabilità, finezza, secchezza, reattività…) possono generare un’ ATEX (ATmosfere EXplosive) sul luogo di lavoro;
– ha esaminato la possibilità di evitare la formazione delle atmosfere esplosive;
– ha individuato la presenza delle fonti di accensione;
– ha valutato i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti da atmosfere esplosive;
– ha preso in considerazione i luoghi che possono essere in collegamento con quelli a rischio ATEX;
– ha attuato una procedura di coordinamento sulle misure di sicurezza nel caso di lavori in appalto, riportata nel documento sulla protezione contro le esplosioni;
– ha ripartito in zone le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive;
– garantisce che i lavoratori impegnati nei luoghi ATEX dispongano di adeguata formazione;
– ha elaborato il documento sulla protezione contro le esplosioni;
– ha sottoposto a verifica le installazioni elettriche nelle aree classificate come zone 0, 1, 20 o 21.
Inoltre se:
– sono state adottate le misure tecniche e organizzative volte a prevenire la formazione di atmosfere esplosive;
– sono state adottate le misure protettive volte a garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.

L’intervento “ Le ispezioni volontarie per la messa in sicurezza degli ambienti esplosivi e l’iter certificativo di prodotti e assiemi Atex”, a cura dell’Ing. Michele Rinieri, ci ricorda invece alcuni elementi essenziali da conoscere della Direttiva 94/9/CE e l’iter certificativo necessario per i prodotti e assiemi ATEX.

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Per la certificazione CE si indica che l’esame CE di tipo è svolto da un organismo notificato:
– “sul progetto (la documentazione tecnica cartacea) al fine di attestare la conformità ai RESS stabiliti dalla Direttiva;
– sul prototipo, mediante test e/o prove, a seguito di una verifica della corrispondenza con le caratteristiche pertinenti riportate nella documentazione tecnica”.
Tuttavia “l’ esame CE del tipo è necessario, ma non sufficiente per immettere i prodotti sul mercato”.
Inoltre “l’Organismo Notificato (anche il personale che lo costituisce) che esegue un esame CE del tipo deve essere ‘estraneo’ al prodotto nei termini di: progetto, costruzione, fornitura, subfornitura, installazione, commercializzazione, manutenzione.
L’ organismo Notificato e il personale che lo costituisce devono:
– “eseguire le operazioni di verifica con la massima integrità professionale (e.g. segreto professionale);
– disporre della massima competenza tecnica, ovvero: a. una conoscenza ed una pratica adeguata delle prescrizioni relative ai controlli; b. capacità di redigere attestati, verbali e relazioni tecniche, nei quali si concretizzano i controlli effettuati;
– essere liberi da qualsiasi pressione, specie di natura finanziaria, che possa influire sull’esito del controllo, in particolare, la retribuzione di ciascun addetto, non deve essere commisurata né al n. di controlli effettuati, ne ai risultati dei controlli medesimi”.

Infine l’intervento “ I sistemi di protezione dalle esplosioni delle polveri in accordo alle più recenti norme EN”, a cura di Dell’Oro, si sofferma sui sistemi di protezione il cui obiettivo è quello di limitare gli effetti delle esplosioni.

Alcune tecniche di protezione per prevenire il cedimento di un apparecchio:
– contenimento: l’intervento ricorda che è necessario isolare meccanicamente tutte le interconnessioni;
– sfogo: “sfogare l’esplosione all’esterno dell’apparecchiatura mediante dispositivi allo scopo testati ed aventi un’area effettiva di sfogo adeguatamente calcolata” (con lo sfogo “l’ esplosione non viene estinta” e “in certi casi potrebbe essere necessaria un’area di sfogo superiore a quella fisicamente installabile sul recipiente da proteggere”);
– sfogo senza fiamma: “sfogare l’ esplosione all’esterno della apparecchiatura estinguendone prima la fiamma. Ciò è realizzabile installando dispositivi che abbinano in serie al pannello di rottura anche un apposito fermafiamma” (il documento ricorda che una “distanza di sicurezza è comunque necessaria” e, quando installati in ambiente chiuso, “si deve prestare attenzione all’incremento di pressione conseguente”);
– soppressione: questa tecnica è priva di effetti esterni all’apparecchiatura, ma “richiede determinate cautele durante l’uso” e “richiede una manutenzione periodica costante”.

Un tecnica di protezione per prevenire la propagazione è invece l’isolamento.
Si isola:
– “per compartimentare l’area protetta;
– “per prevenire fenomeni di precompressione all’interno della stessa area protetta;
– “per evitare il rischio di una detonazione nei tubi”.

Fonte: Punto Sicuro

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