Ergonomia: la valutazione del rischio e le norme tecniche ISO

Ergonomia: la valutazione del rischio e le norme tecniche ISO-0

Ergonomia: la valutazione del rischio e le norme tecniche ISO

Informazioni sulla valutazione dei rischi di natura ergonomica e da sovraccarico biomeccanico con riferimento alle norme tecniche della serie ISO 11228. Focus sulla norma 11228-1 e sull’utilizzo dell’equazione del NIOSH.

Con riferimento al continuo incremento di casi di patologie muscolo-scheletriche nel mondo del lavoro, il Servizio Informativo per i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza ( SIRS) continua a organizzare seminari con l’obiettivo di fornire a RLS, RLST e RLSS punti di riferimento sulla gestione del proprio ruolo nel processo di valutazione dei rischi di natura ergonomica e da sovraccarico biomeccanico.

Ci soffermiamo oggi sul seminario “Il ruolo del RLS nella prevenzione dei rischi di natura ergonomica e da sovraccarico biomeccanico”, organizzato dal SIRS Rimini il 23 novembre 2012, e in particolare su un intervento che può essere di utilità per conoscere e applicare correttamente le metodologie di valutazione.

In “Gli elementi cardine della valutazione del rischio alla luce delle norme tecniche ISO”, intervento a cura del Dott. Simone Capogrossi (Dirigente Medico SPSAL AUSL Rimini), si ricorda che la valutazione dei rischi nel mondo del lavoro deve riguardare “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori” e deve contenere:
– “una relazione nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
– l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei DPI;
– il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza”.

L’intervento si sofferma in particolare sul Titolo VI “Movimentazione manuale dei carichi” del D.Lgs. 81/2008 con riferimento alle attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi che comportano per i lavoratori rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari. Ricordiamo, a questo proposito, che con movimentazione manuale dei carichi si intendono le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico.

In riferimento agli obblighi del datore di lavoro si indica poi che (art. 168), le norme tecniche costituiscono criteri di riferimento per le finalità del presente articolo e dell’ALLEGATO XXXIII, ove applicabili. Negli altri casi si può fare riferimento alle buone prassi e alle linee guida.

E nell’Allegato XXXIII, di cui l’intervento riporta i vari elementi di riferimento(caratteristiche del carico e dell’ambiente di lavoro, sforzo fisico richiesto, esigenze connesse all’attività) si specifica che le norme tecniche della serie ISO 11228 (parti 1-2-3) relative alle attività di movimentazione manuale (sollevamento, trasporto, traino, spinta, movimentazione di carichi leggeri ad alta frequenza) sono da considerarsi tra quelle previste all’art. 168, comma 3.

Veniamo dunque a parlare delle norme ISO 11228 e dei metodi di più conosciuti e utilizzati per la misura del rischio:
– Norma 11228-1 – Sollevamento e trasporto, con riferimento all’Equazione del NIOSH (“equazione che permette di calcolare il peso di riferimento da adottare in caso di movimentazione in condizioni non ideali e successivamente di verificare se l’indice di sollevamento è accettabile);
– Norma 11228-2 – Spinta e traino, con riferimento alle Tabelle di SNOOK E CIRIELLO: “tabelle che forniscono i valori limite di riferimento del peso (azioni di trasporto) o della forza esercitata nella fase iniziale e di mantenimento dell’azione (traino e spinta), in base a frequenza, altezza da terra, metri di trasporto, per sesso e per diversi percentili di ‘protezione’ della popolazione sana”;
– Norma 11228-3 – Movimentazione di bassi carichi ad alta frequenza, con riferimento alla Check List OCRA che “considera in modo semplificato gli stessi fattori di rischio di OCRA (frequenza azioni tecniche, ripetitività, posture incongrue, forza, fattori addizionali, tempo di recupero, durata compiti ripetitivi); il livello di esposizione è a 3 zone; applicabile anche a lavoro multi compito”.

Ci soffermiamo in particolare sulla Norma ISO 11228-1 che:
– si applica alla movimentazione manuale di carichi > o uguale a 3 kg;
– “si applica a velocità di cammino (0,5 m/s < x < 1,0 m/s) su una superficie piana livellata;
– si basa su una giornata lavorativa di 8 h;
– non tratta le azioni di mantenimento di oggetti (senza camminare), l’azione di spinta e traino, il sollevamento con una mano, la movimentazione da seduti e il sollevamento da parte di due o più lavoratori”.

Rimandando i lettori al diagramma di flusso (valutazione del rischio come processo fase per fase) presente nel documento agli atti – relativo all’intervento in esame – fermiamo la nostra attenzione su alcune “variabili principali (equazione): peso dell’oggetto; distanza orizzontale (tra punto mediano che unisce le caviglie e punto mediano nel quale le mani afferrano l’oggetto); posizione verticale (tra pavimento e punto nel quale le mani afferrano l’oggetto); spostamento verticale (tra origine e destinazione sollevamento); frequenza sollevamento (atti al minuto); durata sollevamento (ore); angolo di asimmetria (gradi); presa (qualità).

Con l’Equazione del NIOSH (National Institute of Occupational Safety and Health) è dunque possibile calcolare il “Peso raccomandato” (PR).
Infatti tale equazione si basa sull’assunto che esiste un massimo peso sollevabile in condizioni ideali, o Costante di Peso (CP), e che sia possibile valutare i vari elementi sfavorevoli (altezza, distanza, rotazione del tronco, …) che impediscono l’utilizzo di tale peso massimo.

Ricordando che il peso raccomandato si ottiene attraverso il calcolo di CP x FA x FB x FC x FD x FE x FF, diamo alcune informazioni sui vari fattori:
– costante di peso (CP): nel documento è presente la tabella con la massa di riferimento per la popolazione lavorativa;
– fattore altezza da terra (FA): “l’altezza da terra delle mani (A) è misurata verticalmente dal piano di appoggio dei piedi al punto di mezzo tra la presa delle mani. Gli estremi di tale altezza sono dati dal livello del suolo e dall’altezza massima di sollevamento (pari a 175 cm). Il livello ottimale con FA = 1 è per un’altezza verticale di 75 cm (altezza nocche). Il valore di FA diminuisce allontanandosi (in alto o in basso) da tale livello ottimale. Se l’altezza supera 175 cm. FA = 0”;
– fattore dislocazione verticale (FB): “la dislocazione verticale di spostamento (B) è data dallo spostamento verticale delle mani durante il sollevamento. Tale dislocazione può essere misurata come differenza del valore di altezza delle mani fra la destinazione e l’inizio del sollevamento. Nel caso particolare in cui l’oggetto debba superare un ostacolo, la dislocazione verticale sarà data dalla differenza tra l’altezza dell’ostacolo e l’altezza delle mani all’inizio dei sollevamento”. “La minima distanza B considerata è di 25 cm (FB = 1). Se la distanza verticale è maggiore di 170 cm (FB = 0)”. Nel documento sono riportati alcuni esempi;
– fattore dislocazione orizzontale (FC): “la distanza orizzontale (C) è misurata dalla linea congiungente i malleoli interni al punto di mezzo tra la presa delle mani (proiettata sul terreno). Se la distanza orizzontale e’ inferiore a 25 cm. considerare comunque il valore di 25 (fattore = 1) Se la distanza orizzontale è superiore a 63 cm. Il relativo fattore assume valore = 0;
– fattore dislocazione angolare (FD): “l’angolo di asimmetria (D) e’ l’angolo fra la linea di asimmetria e la linea sagittale. La linea di asimmetria congiunge idealmente il punto di mezzo tra le caviglie e la proiezione a terra del punto intermedio alle mani all’inizio (o in subordine alla fine) del sollevamento. La linea sagittale è la linea passante per il piano sagittale mediano (dividente il corpo in due emisomi eguali e considerato in posizione neutra). L’angolo di asimmetria non è definito dalla posizione dei piedi o dalla torsione dei tronco del soggetto, ma dalla posizione del carico relativamente al piano sagittale mediano del soggetto. Se anche il soggetto per compiere il gesto gira i piedi e non il tronco, ciò non deve essere considerato. L’angolo (D) varia tra 0° (FD = 1) e 135° (FD = 0,57). Per valori dell’angolo D° > 135° porre FD = 0;
– fattore presa (FE): “la presa dell’oggetto può essere classificata sulla scorta di caratteristiche qualitative in buona (FE = 1), discreta (FE = 0,95), scarsa (FE = 0,9)”;
– fattore frequenza: nel documento è presente una tabella per calcolare il fattore in relazione alla frequenza delle azioni lavorative.
Per verificare se l’indice di sollevamento è accettabile, nel documento è presente una tabella che rapporta l’indice alla tipologia di rischio.

Ricordiamo poi le condizioni di applicabilità della Norma ISO 11228-2:
– “forza esercitata in posizione eretta/si cammina;
– azioni eseguite da una persona;
– forze applicate con due mani;
– forze usate per spostare o trattenere un oggetto;
– forze applicate in modo fluido e controllato;
– forze applicate senza uso di ausili;
– forze applicate su oggetti posizionati di fronte all’operatore”.
Nel documento è presenta una tabella SNOOK e CIRIELLO relativa alle azioni di traino.

Mentre riguardo alla Norma ISO 11228-3 l’intervento si sofferma sulla checklist OCRA con riferimento a:
– “determinazione moltiplicatore durata (dei compiti ripetitivi/giorno);
– determinazione del periodo di recupero (pause ufficiali e non, pausa pranzo, attività non ripetitive);
– calcolo della frequenza delle azioni tecniche per minuto e del numero complessivo di azioni tecniche nel turno per ciascun arto superiore;
– determinazione del moltiplicatore per la forza;
– determinazione del moltiplicatore postura (spalla, gomito, polso, presa);
– determinazione del moltiplicatore fattori complementari (strumenti vibranti, contraccolpi…)”.

Infine il relatore si sofferma anche sulla movimentazione manuale dei pazienti con riferimento:
– all’ indice MAPO (movimentazione assistita pazienti ospedalizzati);
– agli aspetti organizzativi e formativi;
– agli aspetti strutturali e logistici.

SIRS – Atti del Convegno – 23 novembre 2012 – Il ruolo del RLS nella prevenzione dei rischi di natura ergonomica e da sovraccarico biomeccanico.

Fonte: Punto Sicuro

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