Evitare il glutine fa male, se non siete celiaci

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Evitare il glutine fa male, se non siete celiaci

A sostenerlo è uno studio pubblicato sul Journal of Pediatrics, che ha analizzato la letteratura scientifica disponibile per sfatare una serie di falsi miti sul cibo senza glutine

Per i celiaci evitare il glutine è l’unica terapia possibile. Per molti altri però è solo l’ennesima moda alimentare: il mercato dei prodotti senza glutine infatti è in forte crescita da anni (+57% negli ultimi anni), e nonostante un aumento delle diagnosi di celiachia o intolleranza al glutine (vere e presunte), la maggior parte degli acquirenti sono persone perfettamente sane, che scelgono questi prodotti per la loro presunta salubrità, o per una, spesso altrettanto ipotetica, maggiore sostenibilità ambientale. Ma se fino a oggi era considerata una scelta personale, priva di conseguenze, forse è il momento di cambiare opinione. Un’analisi pubblicata sul Journal of Pediatrics da Norelle Reilly, esperto di gastroenterologia pediatrica della Columbia University, indica che in molti casi la scelta di prodotti senza glutine potrebbe rappresentare un rischio per la nostra salute. Per questo, il ricercatore illustra una serie di miti estremamente diffusi sul cibo senza glutine.

Per primo, quello che il consumo di prodotti senza glutine faccia bene alla salute. Al contrario, spiega Reilly, analizzando la letteratura scientifica disponibile sul tema emergono una serie di potenziali pericoli in una scelta del genere. Innanzitutto, la dieta di un celiaco viene spesso seguita da un medico, che può assicurare di seguire un’alimentazione bilanciata, mentre chi si dedica al fai da te non può dire lo stesso.

E siccome i prodotti senza glutine contengono spesso più zuccheri e grassi di quelli tradizionali, senza una corretto bilanciamento possono esporre a una serie di rischi: aumento di peso, obesità, sindrome metabolica e insulinoresistenza. Tutti problemi che le ricerche hanno collegato all’inizio di una dieta senza glutine. Seguire un’alimentazione senza glutine può inoltre diminuire la varietà del cibo consumato, esponendo a dosi maggiori di certe tossine: come l’arsenico, particolarmente presente nel riso, o il mercurio.

Altro mito diffuso analizzato dal ricercatore è l’idea che il glutine sia esso stesso una sostanza dannosa. Anche in questo caso, gli studi effettuati indicano il contrario: il glutine è una sostanza perfettamente sicura, a meno di soffrire di celiachia o altre patologie che ne impediscono la corretta assimilazione. Anche la possibilità che sia il consumo eccessivo di glutine a provocare lo sviluppo di queste patologie sarebbe smentita dagli studi disponibili, mentre esiste un certo dibattito (ma nessun dato definitivo) sul possibile ruolo svolto dall’aumento del consumo di cibi processati, e sull’utilizzo da parte dell’industria del glutine vitale di frumento come additivo.

Va sfatata inoltre la convinzione che una dieta senza glutine possa aiutare i parenti di un celiaco a evitare l’insorgere della stessa malattia. Si tratta, spiega Reilly, di una strategia di prevenzione che viene applicata in molte famiglie, ma che non trova alcun riscontro negli studi effettuati. Al contrario, una scelta del genere rende più difficile un’eventuale diagnosi (che va effettuata mentre il paziente segue una dieta tradizionale con glutine), ed espone al contempo ai rischi per la salute già citati.

Anche su quando, e se, esporre i bambini a rischio al glutine si è discusso molto negli ultimi anni, con alcuni specialisti che raccomandavano di evitarlo prima del termine del primo anno di vita, e altre che consigliavano invece un’esposizione precoce, intorno ai quattro mesi di vita. Dall’analisi di Reilly però, le ricerche più affidabili sembrano indicare che l’esposizione precoce o tardiva al glutine non influenzi in alcun modo il rischio di sviluppare la celiachia.

Fonte: Wired.it

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