Formazione non idonea? Sindaco del Cremasco viene sanzionato

Formazione non idonea? Sindaco del Cremasco viene sanzionato-0

Formazione non idonea? Sindaco del Cremasco viene sanzionato

Sanzionato perché non formato per quel tipo di mansione. L’Anci scrive al ministro Costa.

Multato per aver potato delle piante, lavorando gratuitamente per quello stesso comune che è stato chiamato dagli elettori ad amministrare. «Pensavo che fare un’opera di volontariato per il mio paese fosse un gesto di generosità civica», dice con l’amaro in bocca Massimo Caravaggio, primo cittadino di Gombito, comune di 630 anime in provincia di Cremona. E invece è arrivata la burocrazia e una multa da 3000€.

Il motivo? Il sindaco, che si è improvvisato giardiniere per il bene della collettività, non era formato per svolgere quella mansione. Tanto è bastato all’ispettorato del lavoro per sanzionare Caravaggio e l’assessore Primaldo Sali, a seguito di una segnalazione della minoranza, inviata anche all’Azienda provinciale per i servizi sanitari e al Parco Adda Sud, l’ente che gestisce l’area naturale in cui si trova il Comune di Gombito. Un episodio che è arrivato fino all’Associazione nazionale comuni italiani, che ha scritto una lettera al ministro per gli Affari regionali, Enrico Costa, per esprimere preoccupazione per l’accaduto.

«Un sindaco – scrive l’Anci – soprattutto se di un piccolo Comune, è prima di tutto un volontario civico. Una persona che vive ogni giorno (gratuitamente o quasi) al servizio della propria comunità e ne assume le relative responsabilità con il solo scopo di renderla migliore, più vivibile, più accessibile e più efficiente. Un sindaco, di norma, non si tira indietro se bisogna salvaguardare la propria comunità e lo fa anche andando oltre e, rimboccandosi le maniche, compie azioni che non gli competono direttamente per il ruolo rivestito ma che riguardano il Comune, quale presidio pubblico fondamentale. Questo avviene anche perché le risorse finanziarie sono notoriamente limitate e insufficienti, il personale è esiguo e i lavori da fare a dir poco molteplici». «Chiediamo – conclude l’Anci – un gesto responsabile di attenzione, di solidarietà, di intervento risolutivo verso il sindaco del Comune di Gombito e verso tutti quei sindaci che, come lui, non rinunciano a vivere quotidianamente la propria funzione quale Servizio alla Comunità che li ha eletti».

Risulta comunque opportuno ricordare che nella definizione di “Lavoratore” di cui già all’art 2 del D.Lgs 81/08, viene sottolineato dal legislatore come all’interno di questa figura rientrino anche i casi di persone che prestano la loro attività “con o senza retribuzione”.
Inoltre, nel successivo art 3-bis (introdotto dal D.Lgs 106/09) si anticipava che tutti gli aspetti relativi alle figure dei volontari avrebbero dovuto essere oggetto di successiva specifica normativa in carico alla Commissione Consultiva Permanente.

L’inclusione dei volontari all’interno della normativa italiana relativa alla sicurezza e prevenzione sul lavoro, è un passaggio chiave e socialmente innovativo che porta, di fatto, il volontari ad essere equiparati a un lavoratore dipendente,  consulente, artigiano o libero professionista, con relativi doveri e diritti.
Facendo dunque seguito a quanto anticipato dall’art 3-bis, la Commissione Consultiva Permanente ha emesso in data 13 Aprile 2011, un Decreto Attuativo con il quale vengono regolamentate le disposizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro per le organizzazioni che, nell’art 1 del sopracitato Decreto, ricadono nella definizione di: “ogni organismo liberamente costituito, senza fini di lucro, ivi inclusi i gruppi comunali e intercomunali di protezione civile, che svolge o promuove, avvalendosi prevalentemente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti, attività di previsione, prevenzione e soccorso […]”. Entrano a far parte di questa definizione, quindi, la protezione civile, i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale soccorso alpino e speleologico ed i Volontari dei Vigili del Fuoco, così come le organizzazioni senza fine di lucro composte da volontari quali le cooperative sociali. Per queste ultime, inoltre, in aggiunta alle disposizioni definite per i volontari sopra elencati, viene esplicitamente indicato nell’art. 3 e approfondito poi nell’art 7, che il Datore di Lavoro dovrà tenere conto, nell’assegnazione delle misure di prevenzione e protezione, di quelle attività in cui siano coinvolte persone diversamente abili.

I volontari, indipendentemente dalla organizzazione di appartenenza, sono equiparati in tutto e per tutto alle altre categorie di lavoratori; vi è quindi l’obbligo di erogare formazione, informazione ed addestramento, di sottoporre i volontari a Sorveglianza Sanitaria e di fornire adeguati Dispositivi di Protezione Individuale, si pensi in particolare all’impatto di questo obbligo nei confronti per esempio dei volontari della Croce Rossa piuttosto che dei Vigili del Fuoco.
Risulta evidente quindi l’obiettivo del legislatore di voler coprire carenze nei confronti di una diffusa situazione lavorativa, che fino al 2011 non era stata regolamentata, e presa in considerazione solo marginalmente, con ricadute sociali importanti e significative che aprono la strada ad una attenzione crescente e ubiquitaria nei confronti dei volontari e dei soggetti diversamente abili.

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