Imparare dagli errori: cadere da un automezzo in movimento

Imparare dagli errori: cadere da un automezzo in movimento

23 aprile 2010 0 Comments

Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: cadute con conseguenze letali nel comparto della raccolta dei rifiuti. Le dinamiche degli incidenti, gli infortuni più frequenti nel settore, le misure di prevenzione generali e specifiche, le buone pratiche.
Nell’industria dei rifiuti solidi urbani ci sono stati, in Italia dal 2004 al 2008, circa 55mila infortuni sul lavoro (dati Inail) con una frequenza infortunistica molto alta, anche se raramente si tratta di infortuni particolarmente gravi.
Per questo motivo PuntoSicuro ha deciso di sfogliare l’archivio di INFOR.MO. – strumento per l’analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi – per rilevare alcuni esempi di incidenti con particolare riferimento, in questa puntata, alla caduta dagli automezzi.

I casi
Il primo caso, avvenuto nel 2007, è relativo ad un incidente ad un addetto al prelievo dei contenitori di rifiuti solidi urbani ed “all’aggancio degli stessi al meccanismo di svuotamento solidale con il mezzo di trasporto”.
Nella fase di spostamento del mezzo di trasporto, l’addetto ha i “piedi poggiati sul predellino previsto sul retro del camion”, ma il mezzo manca di un sistema di trattenuta adeguato: l’addetto perde l’equilibrio e precipita al suolo battendo il capo sull’asfalto.
L’effetto della caduta, determinata dalla forza di gravità, è “aggravato dall’energia cinetica di spostamento del mezzo, anche se questo procedeva a velocità relativamente bassa”.
È evidente che il fattore determinante è la mancanza di un sistema di trattenuta adeguato. Il documento di valutazione dei rischi, elaborato dal datore di lavoro, non aveva tenuto conto del rischio specifico nell’uso del mezzo di raccolta e trasporto rifiuti.

Un secondo caso, sempre del 2007, è riferito ad un altro addetto al prelievo dei sacchi di rifiuti solidi urbani ed al caricamento degli stessi sul cassone del mezzo di trasporto.
Nella “fase di spostamento del mezzo stesso, tra un punto di raccolta ed il successivo”, l’addetto si fa trasportare dall’automezzo: “non nell’abitacolo della cabina di guida, bensì salendo con i piedi sulla staffa posizionata sul retro del cassone del camion e reggendosi con le mani sul bordo del cassone stesso”.
Ma “sia l’appoggio offerto dalla staffa per i piedi, sia l’appiglio per le mani costituito dal bordo del cassone non si prestano (né sono previsti dal costruttore del mezzo di trasporto, né dalla prassi comune) al trasporto di persone, anche presupponendo una bassa velocità di spostamento”. Conseguenza di questa procedura di lavoro errata è una caduta dall’automezzo con conseguenti lesioni mortali.

Fonte: Punto Sicuro

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