In Italia ogni giorno ci sono tre morti sul lavoro

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In Italia ogni giorno ci sono tre morti sul lavoro

Dall’inizio dell’anno 578 denunce di morti sul lavoro. In 7 mesi gli incidenti sono stati 390.287.

Tre denunce di morte sul lavoro al giorno. Il decesso dei tre operai e un autista di lunedì 22 settembre in provincia di Rovigo è solo l’ultimo dei casi di morte bianca nel nostro Paese. Gli uomini lavoravano in un’azienda specializzata in smaltimento di rifiuti speciali. Forse a causa di una manovra sbagliata nel corso dell’operazione di svuotamento di una cisterna, i quattro hanno inalato esalazioni di acido solforico.

In Italia le morti (e i feriti) sul lavoro non sono un’eccezione. Secondo i dati Inail (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), aggiornati al 31 luglio, tra gennaio e luglio di quest’anno le denunce di morti sul lavoro sono state 578, quelle di incidenti non mortali 390.287. Se si escludono le domeniche, si parla di una media di 3,17 denunce di morte al giorno e di 2.144 di infortuni al giorno dall’inizio dell’anno. L’età piu colpita è quella tra i 45 e 49 anni.

Questi numeri sono riferiti esclusivamente alle denunce di infortuni, non prendono in considerazione l’esito delle definizioni amministrative. È comunque opportuno notare che, nel corso degli anni, gli incidenti sul lavoro sono gradualmente diminuiti, sia per quanto riguarda gli infortuni che per quanto riguarda le morti. Nel 2009 sono stati confermati 607.063 incidenti di cui 1.022 mortali, contro i 457.472 feriti e 660 morti del 2013. Una riduzione del 24,64% per gli infortuni e del 35,43% per gli incidenti mortali.

Sono numeri sicuramente positivi, che vanno però valutati anche tenendo in considerazione due fenomeni che potrebbero influenzarli: il generale aumento della disoccupazione e il lavoro nero. Secondo Ester Rotoli, direttore generale per la prevenzione Inail, queste variabili sono secondarie rispetto al miglioramento delle condizioni di lavoro. «La disoccupazione influisce sulla diminuzione generale degli incidenti», spiega. «Ma al di là della valutazione dei dati secchi delle denunce, noi facciamo anche una normalizzazione rispetto alla base occupazionale. In confronto ai dati dell’anno prima, nel 2013 il calo infortunistico netto, a parità di occupati, era del 50 per cento. Quindi possiamo dire che la disoccupazione ha un effetto sulla diminuzione degli incidenti, ma sicuramente è l’effetto delle politiche di sicurezza del sistema Italia che sta dando dei risultati».

Poi c’è da considerare il generale aumento del lavoro nero negli anni della crisi. Gli infortuni subiti dai lavoratori non regolari, ovviamente, non vengono denunciati e di conseguenza non rientrano nelle statistiche. Naturalmente misurare il cosiddetto “sommerso” non è facile. «Il ricorso al lavoro nero è una conseguenza spontanea della crisi. Sappiamo quali sono le regioni in cui è più presente, e cioè Puglia, Calabria, Campania. Sappiamo quali sono i settori più colpiti, cioè agricoltura ed edilizia. Il sommerso potrebbe certamente contribuire a una sottostima del fenomeno incidenti. Quanto questo pesi sulle statistiche, però, è difficile da calcolare. Quello che rileviamo è che, a volte, quando avviene un incidente l’azienda dichiara contemporaneamente il lavoratore e l’infortunio. Dichiarando il lavoratore è chiaro che c’è una copertura assicurativa anche per l’azienda», spiega Ester Rotoli. La direttrice tiene a sottolineare che rispetto alla situazione europea l’Italia non ha niente da invidiare a nessuno: «Gli ultimi dati disponibili Eurostat, che è la fonte europea dove si stabiliscono tassi standardizzati di incidenza infortunistica, danno per il 2011 l’Italia con 2.092 infortuni su 100.000 occupati, la Spagna con 3.432, la Francia con 2.953 e la Germania con 2.443. Certo, parliamo sempre di un alto numero di infortuni che sotto il profilo familiare e sociale hanno un impatto notevole. E i fatti recenti di Rovigo ci impongono di alzare la guardia».

Riportiamo qui di seguito le statistiche infortuni / morti sul lavoro, aggiornate:
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Fonte: Linkiesta

 

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