Incidente al cantiere navale di Livorno: un morto, grave un gelese

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Incidente al cantiere navale di Livorno: un morto, grave un gelese

Il 45enne, riferisce la Asl di Livorno, è stato operato in urgenza nella notte e attualmente è ricoverato in rianimazione.

GELA. È di Gela l’operaio di 45 anni rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro accaduto ieri sera al cantiere navale Azimut – Benetti nel porto di Livorno, dove una nave è sbandata di 30 gradi durante alcune operazioni. Un elettricista napoletano di 39 anni è morto e altri dieci operai sono feriti lievemente. L’operaio di Gela ha riportato uno schiacciamento toracico e un politrauma ed è stato operato nella notte all’ospedale di Livorno. Le sue condizioni migliorano: il 45enne, riferisce la Asl di Livorno, è stato operato in urgenza nella notte e attualmente è ricoverato in rianimazione. L’intervento è riuscito e il referto medico prevede una prognosi di 30 giorni.

Intanto, un fascicolo per omicidio colposo, al momento senza indagati, aggravato dalle lesioni agli altri marittimi è stato aperto dalla procura di Livorno sull’incidente che ha coinvolto ieri la nave oceanografica ‘Urania’, sbandata improvvisamente su un fianco mentre si trovava per lavorazioni nel bacino galleggiante Mediterraneo, e che è costato la vita ad un membro dell’equipaggio. Nave e bacino sono sotto sequestro.

L’uomo, Gabriele Petrone, 39 anni, di Mugnano (Napoli), a causa della sbandata è stato investito da pesanti materiali e suppellettili che si trovavano in coperta, riportando una sindrome da schiacciamento che lo ha ucciso. A ulteriore garanzia, sarà disposta nei prossimi giorni dal pm Antonella Tenerani, che ha in mano il fascicolo, anche l’autopsia sul corpo del marittimo. Sia la nave che il bacino sono stati posti sotto sequestro, mentre si sta acquisendo tutta la documentazione relativa ai progetti di lavorazione della nave. Inoltre la procura ha incaricato due consulenti, un medico legale e un ingegnere, di effettuare le prime verifiche, i quali verranno nominati in seguito al momento in cui ci saranno eventuali indagati. Agli inquirenti servirà ancora qualche giorno per capire la dinamica precisa dell’incidente. Sulle cause, infatti, fino a quando non si potrà andare in acqua sotto lo scafo per verificare che cosa sia successo con precisione, è possibile fare solo ipotesi. Mentre si stavano effettuando delle verifiche sulla tenuta dello scafo, avrebbe ceduto una tacca di sostegno del bacino, che ha poi provocato la successiva sbandata della nave.

Fonte: Giornale di Sicilia

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