La ISO 22326 e figura del disaster manager

La ISO 22326 e figura del disaster manager-0

La ISO 22326 e figura del disaster manager

Quando la normativa internazionale ha ormai ottenuto una approvazione quasi generale nell’ambito del comitato tecnico che la elabora e la sua pubblicazione si avvicina moltissimo: la fase CD. 

La normativa in questione è di un’estrema importanza ed ecco la ragione per la quale desidero che i lettori siano informati tempestivamente di questo documento, che presenta una rilevanza straordinaria soprattutto per i contesti industriali e produttivi, che possono presentare rischi gravi e particolari.

Negli ultimi anni infatti vi è stata una crescente sensibilità sui rischi e sulle conseguenze di disastri che coinvolgano sia la natura, come terremoti, sia le industrie. Lo spaventoso incendio che ha colpito la raffineria di San Nazzaro dei Burgundi il primo dicembre 2016 ne è proprio un esempio.

La possibilità di tenere sotto controllo questi rischi può ridurre le perdite potenziali, grazie all’adozione di misure di prevenzione, di mitigazione e soprattutto di più efficaci risposte a incidenti causati dal verificarsi del rischio. Questa è la ragione per la quale esorto i lettori a leggere questa bozza avanzata di normativa in abbinamento con il profilo professionale del Disaster manager, di cui questa pubblicazione si è recentemente occupata.

Il fatto di adottare un piano di valutazione e messa sotto controllo dei rischi, specialmente mirato a rischi gravi e noti, offre alla gestione dell’emergenza, nel settore pubblico e privato, la possibilità di prendere decisioni efficienti ed efficaci, che possono portare a una riduzione delle perdite.

L’obiettivo di questo documento, che mette sotto controllo gli insediamenti che abbiano dei rischi identificati, è quello di contribuire in modo concreto ad una gestione complessiva dell’emergenza, riducendo i rischi per le persone, per la operatività, per i beni materiali e l’ambiente.

Il documento è impostato in maniera assai leggibile, perché offre una linea guida oggettiva e documentata per identificare e mettere sotto controllo i rischi.

Il documento è quindi applicabile a qualsiasi complesso industriale o produttivo e può essere utilizzato dai portatori di interesse e dalle autorità responsabili per la safety alla security, come ad esempio:

  • i proprietari e gestori dell’insediamento produttivo,
  • i tecnici, gli installatori e i terzisti che sono attivi nella fase di pianificazione, costruzione e gestione del sito;
  • le autorità pubbliche responsabili per le attività di prevenzione delle emergenze e la risposta agli incidenti;
  • le compagnie di assicurazione, nonché i residenti che si trovano nelle immediate vicinanze dell’insediamento produttivo, e che potrebbero essere coinvolti nelle conseguenze del verificarsi di un rischio;
  • infine, i legislatori, a livello comunale, regionale e nazionale.

Come di consueto, la norma si apre con un glossario che in gran parte fa riferimento alla norma ISO 22300, già nota ai lettori.

Successivamente la norma illustra il processo di monitoraggio dei rischi, che riguarda la acquisizione, la valutazione e la generazione di dati, desunti appunto da attività di monitoraggio dei rischi stessi.

La norma prosegue dando poi una chiara evidenza di quali sono le varie fasi coinvolte nel processo di monitoraggio. Tali fasi sono, come è noto, le seguenti:

  • la pianificazione, l’attuazione, la fase operativa e di controllo, con particolare attenzione alla qualificazione dei  soggetti che sviluppano attività di monitoraggio.

Questi soggetti devono disporre di qualifiche appropriate, di un appropriato addestramento per assumere le appropriate responsabilità e devono essere in grado di avere accesso e di attivare i sistemi di allarme.

Infine, la norma prescrive che l’attività di monitoraggio sia soggetta a riesame e miglioramento continuo, ad intervalli pianificati od ogni qualvolta si verifichino delle varianti negli schemi di acquisizione e valutazione dei rischi.

Un annesso particolarmente importante ho un elenco esemplificativo  degli insediamenti che abbiano dei rischi identificati, come ad esempio:

  • insediamenti che fanno parte delle infrastrutture critiche;
  • insediamenti dove sono trattate sostanze pericolose, sia a livello di produzione, magazzinaggio, trasporto ed eliminazione;
  • infrastrutture operanti nel settore aerospaziale;
  • infrastrutture operanti nel settore degli idrocarburi;
  • gli oleodotti e i gasdotti;
  • grandi insediamenti produttivi,
  • insediamenti destinati allo svago ed allo sport , insediamenti commerciali e grande distribuzione organizzata, grandi hotel e attività sanitarie.

Altrettanto importante è l’annesso C, dove sono elencati i possibili rischi da prendere in considerazione. Ecco un elenco:

  • avaria dei sistemi tecnologici
  • incendio
  • avarie nella settore del trattamento e condizionamento dell’aria e della fornitura di acqua calda e fredda
  • avaria nella fornitura di energia elettrica,
  • avaria nella fornitura di gas o perdite di gas,
  • avaria dei dispositivi di sollevamento,
  • accesso non autorizzato di soggetti estranei,
  • un elevato livello di radiazioni, il raggiungimento di concentrazioni massime di sostanze chimiche a rischio, comprese sostanze a rischio biologico, nonché concentrazioni esplosive di gas ed aria,
  • allagamento dell’insediamento, avaria dei sistemi di drenaggio con conseguente avaria di sistemi di supporto alla vita e di safety, che potrebbero impedire l’evacuazione di uomini e mezzi;
  • perdite di gas,  deviazioni dai parametri corretti afferenti a processi tecnologici, che potrebbero portare ad un incidente,
  • avaria nei sistemi di protezione di emergenza ed antincendio,
  • modifiche nelle strutture di edifici e capannoni.

Fonte: Punto Sicuro

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