L’infortunio in itinere è sempre indennizzabile? La Cassazione precisa le condizioni

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L’infortunio in itinere è sempre indennizzabile? La Cassazione precisa le condizioni

I requisiti ex legge e l’applicazione della giurisprudenza nel caso specifico.

Quando si configura un infortunio in itinere e va indennizzato dall’INAIL? L’infortunio del lavoratore si definisce in itinere quando si verifica mentre questi si sta recando sul posto di lavoro, è in pausa oppure sta tornando al luogo di abitazione. Si ritiene sia escluso se si configura il rischio elettivo per cui il lavoratore stesso si pone in una situazione in cui si verifica l’infortunio.

Il rischio elettivo è ravvisabile in presenza di un comportamento arbitrario del lavoratore che affronta rischi diversi da quelli inerenti alla normale attività lavorativa configurandosi una causa interruttiva di ogni nesso fra lavoro, rischio ed evento.

La Cassazione, sentenza 12487 del 17 giugno 2015, interviene nuovamente sui requisiti necessari per l’infortunio in itinere

La vicenda processuale traeva origine dall’infortunio subito da un lavoratore che si era rivolto al Tribunale in funzione di giudice del lavoro per ottenere il pagamento dell’indennità conseguente. Sia il Tribunale che la Corte di Appello avevano respinto la domanda del lavoratore in quanto non era stato provato il nesso causale tra l’infortunio, un incidente stradale in cui il ricorrente era alla guida di un ciclomotore e si stava recando a prendere dei bicchieri di carta per il titolare del bar dove lavorava, e l’occasione di lavoro.

La controversia è stata decisa in Cassazione in senso sfavorevole al lavoratore non essendosi verificati i requisiti soggettivi e oggettivi di legge. Il giudice di legittimità ha indicato, per il configurarsi dell’infortunio in itinere in “occasione di lavoro le condizioni in cui l’attività lavorativa si svolge e nelle quali è insito un rischio di danno per il lavoratore, indipendentemente dal fatto che tale danno provenga dall’apparato produttivo o dipenda da terzi o da fatti e situazioni del lavoratore, con il solo limite del rischio elettivo.

Quando l’infortunio si verifica al di fuori dell’attività lavorativa, prima di arrivare sul posto di lavoro o al ritorno oppure nella pausa, l’occasione di lavoro, ex T.U. 1124/1965 e ora dall’art. 12 del D. Lgs. 38 del 2000, è condizionata all’esistenza di circostanze che lo facciano rientrare nell’ambito dell’attività lavorativa.

L’attività non intrinsecamente lavorativa, e non coincidente per modalità di tempo o di luogo, con le prestazioni dovute, deve essere richiesta o dalle modalità di esecuzione imposte dal datore di lavoro o da circostanze di tempo e di luogo che prescindono dalla volontà di scelta del lavoratore. L’occasione di lavoro non può essere ravvisata “ove l’uso del veicolo privato non rappresenti una necessità, in assenza di soluzioni alternative, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada.”

Il lavoratore non aveva provato che l’infortunio era ricollegabile ad una occasione di lavoro in quanto, questo si era verificato non in esecuzione di un ordine del datore di lavoro ma di altro dipendente del bar cui egli non era sottoposto. Non era emerso che il ciclomotore, più rischioso dei mezzi pubblici, fosse l’unico che il lavoratore potesse utilizzare o che ci fosse un’urgenza tale di piatti e bicchieri da richiederne l’utilizzo, tenuto conto che, in sede di accertamento ispettivo, costui aveva dichiarato che la distanza tra il bar e il luogo dove si era recato era di soli 500 metri, quindi raggiungibile a piedi.

INAIL

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