L’olio di palma: quasi sparito dagli ingredienti di molti prodotti

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L’olio di palma: quasi sparito dagli ingredienti di molti prodotti

Nelle ultime settimane in rete e sui giornali rimbalzano notizie sull’olio di palma che cercano di ingentilire l’immagine di una materia prima considerata dai nutrizionisti di mediocre qualità (forse anche per questo non ha mai trovato spazio sugli scaffali dei supermercati ed è sempre stato abilmente nascosto dall’elenco degli ingredienti).

Non bisogna quindi meravigliarsi se decine di milioni di cittadini fino a due anni fa non conoscevano il palma, anche se era il grasso presente in migliaia di prodotti, e non sapevano che era l’olio più utilizzato in Italia dopo quello di oliva.

Il cambiamento è avvenuto e oggi al supermercato si trovano sempre più prodotti da forno che usano olio di girasole, di oliva e altre materie grasse. La stessa Mulino Bianco (che fino al 2015 era schierata a favore dell’olio di palma presente nel 90% dei suoi prodotti) ha cambiato idea e ora propone in tutto l’assortimento olio di girasole, di oliva e altri.
La stessa cosa si registra nei supermercati Coop dove, in virtù del principio di precauzione, è stato sostituito il palma con oli monosemi, olio di oliva o burro in oltre 200 prodotti a marchio, con una spesa di oltre 10 milioni di euro. In questo modo Coop ha diminuito la percentuale di grassi saturi e ha abbassato i contaminanti presenti in abbondanza nell’olio tropicale.
La decisione di abbandonare il palma è ormai condivisa da buona parte delle industrie italiane e dalle catene di supermercati come: Esselunga, Auchan e Carrefour e si sta diffondendo anche in Spagna e in Francia.

A dispetto di queste evidenze, in rete e sui giornali con una certa enfasi si riporta la notizia della vittoria di Ferrero contro la pubblicità scorretta della concorrente francese Delhaize , che lanciava accuse gratuite contro il  palma. La sentenza a favore della società di Alba, è stata l’occasione per molti giornali l’occasione per provare a sdoganare un olio che  che continua a sottrarre illegalmente suolo alla foreste situate in Indonesia e Malesia.

La criticità del palma da un punto di vista ambientale e nutrizionale non può certo cambiare per una sentenza decisa da un tribunale che si occupa di concorrenza. I documenti che contano sono quelli dell’Istituto superiore di sanità italiana, quando denuncia l’eccesso di assunzione per adulti e bambini, il dossier dell’Efsa sull’elevata quantità di composti tossici e anche un pizzico di buon senso.

Per quale motivo importare un grasso alimentare mediocre, trasportato in navi cisterna per oltre 10 mila chilometri, quando è possibile produrre gli stessi alimenti con oli di miglior qualità, salvaguardando l’ambiente e le foreste dove vivono gli oranghi? Purtroppo le navi cisterna continueranno ad arrivare, anche se in numero minore, perché il palma e quasi scomparso dal cibo, ma resta la componente principale della benzina verde.

Fonte: IlFattoAlimentare

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