Morti sul lavoro: uno su dieci è un agricoltore

Morti sul lavoro: uno su dieci è un agricoltore

22 aprile 2010 , 0 Comments

Il 2010 è l’anno del censimento decennale dell’Agricoltura. La rilevazione ISTAT è volta a misurare la consistenza e le caratteristiche delle aziende operanti nel settore e i dati prodotti saranno indispensabili per l’orientamento delle politiche agrarie nazionali e comunitarie. Intanto il 2009 è stato un anno “nero” per l’Agricoltura: secondo la Confederazione Italiana Agricoltori, la crisi economica ha costretto, nell’ultimo anno, 30mila imprese a cessare l’attività e comportato un calo della produzione del 3,8%. In diminuzione, d’altro canto, anche i primi dati infortunistici rilevati dall’INAIL per il 2009 e relativi al I° semestre: le denunce sono calate, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, da 26.034 a 25.473 (-2,2%) in complesso e da 59 a 55 (-6,8%) per i casi mortali.

Nel 2008 le vittime in Agricoltura erano state 125, l’11% dei decessi sul lavoro registrati nel complesso delle attività (1.120), a fronte di un’incidenza tra gli occupati del 3,8% (895mila su 23,4 milioni, fonte ISTAT). Molto elevato, quindi, il rischio di infortunio letale tra gli agricoltori, con un’incidenza delle denunce sugli occupati praticamente tripla rispetto alla media dei lavoratori dell’Industria e Servizi (rispettivamente 0,14 e 0,04 per mille). Il 2008, interrompendo il trend decrescente degli ultimi anni, ha segnato un certo aumento delle vittime (20 in più) rispetto all’anno precedente: il 95% dei decessi ha interessato uomini e dei 6 infortuni mortali femminili la metà sono avvenuti “in itinere”. Nord-Est e Mezzogiorno sono state le aree con le maggiori quote di morti sul lavoro (32% per entrambe).

Lombardia (18 vittime), Emilia Romagna (17) e Sicilia (11) le regioni più colpite. La morte è avvenuta in oltre 3/4 dei casi a seguito di gravi traumatismi soprattutto a carico del capo e del torace.

La tutela assicurativa in ambito agricolo si avvale di una disciplina distinta e autonoma rispetto a quella del settore industriale e la gestione della sicurezza si presenta complessa anche per le caratteristiche del settore, quali ad esempio, ampia presenza di aziende di piccole o piccolissime dimensioni, spesso a conduzione familiare, molti lavoratori autonomi e stagionali, in prevalenza stranieri, sovrapposizione diffusa tra ambienti di lavoro e di vita.
Anche nel comparto agricolo è diffuso l’uso di numerose attrezzature meccaniche che alleggeriscono la fatica degli addetti, ma aumentano la rischiosità delle operazioni. Esposti sono sia i lavoratori sia coloro che vengano a trovarsi in prossimità di macchine in movimento.

Come in altri ambiti, anche per le macchine utilizzate in Agricoltura sono importanti stato d’uso e manutenzione, presenza di dispositivi di protezione non manomessi o alterati, caratteristiche
dell’ambiente di lavoro (ad esempio pendenza del terreno), stato fisico dell’operatore (stress e stanchezza), sua formazione, addestramento e percezione del rischio.

Poche regole basilari dovrebbero sempre essere rispettate. Il ribaltamento di mezzi si previene con adeguati accoppiamenti macchina-motrice – macchina-operatrice, procedendo con la marcia innestata, evitando manovre brusche e pendii eccessivi. Per il rischio da vibrazioni è necessario usare macchine e attrezzature a bassa emissione di vibrazioni, posizionando volante e sedile in modo da assumere posture corrette, usando, se prescritti, opportuni DPI. Il danno all’udito si previene indossando cuffia o inserti auricolari; per il contatto con corpi lanciati dalle macchine è doveroso indossare i DPI previsti, non manomettere i dispositivi di protezione ed evitare che altri sostino o lavorino in prossimità delle zone di lavoro.

Fonte: Punto Sicuro

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