Ragazzo di 19 anni muore nel bresciano: incastrato nel tornio sotto gli occhi del padre

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Ragazzo di 19 anni muore nel bresciano: incastrato nel tornio sotto gli occhi del padre

Il giovane operaio è morto mercoledì sera dopo un incidente sul lavoro: era il figlio del titolare, Fontano Lecci. Vana la corsa in eliambulanza all’ospedale Civile di Brescia.

La tragedia si è consumata davanti al padre, titolare dell’azienda. Luca Lecci, operaio 19enne di Villa Carcina, è morto nella tarda serata di mercoledì a causa di un grave incidente sul lavoro avvenuto nel pomeriggio alla Elettrotecnica Lg di Rovato (provincia di Brescia), impresa di famiglia guidata dal papà, Fontano Lecci. Secondo la ricostruzione, attorno alle 14.30 il giovane è rimasto incastrato con una manica del maglione nel tornio. Impossibile fermare il macchinario, che ha trascinato il giovane verso la morte.

Il padre non è riuscito a fermare il tornio

A dare l’allarme è stato il padre, che ha assistito alla scena ma non ha potuto far nulla per evitare la tragedia. I soccorritori sono arrivati tempestivamente e il giovane è stato trasportato in eliambulanza all’ospedale Civile di Brescia. Una corsa vana: le condizioni di Luca sono apparse subito disperate e il ragazzo è morto in serata. Sotto choc il padre e i dipendenti presenti nel capannone di Rovato che la Elettrotecnica Lg (fondata in Val Trompia negli anni ‘80 e spostatasi poi in Franciacorta) condivide con un’altra azienda, la Elettromeccanica Frati. Sul posto sono arrivati, oltre all’elisoccorso, i Carabinieri di Rovato, i Vigili del Fuoco di Chiari e di Brescia, un’auto medica e l’ambulanza di Rovato soccorso. Presenti anche i tecnici dell’Ats. Sui social, il commosso ricordo degli amici del giovane Luca: «Mancherai tanto, piccolo angelo».

Le morti bianche non calano, i sindacati protestano

Mentre si discute di «industria 4.0», di lavoro si continua a morire. I numeri dicono che i decessi sono in aumento e che la prima causa resta il mancato rispetto delle norme di sicurezza. Le denunce di infortuni mortali presentate all’Inail nei primi 11 mesi del 2017 sono state 952, con un incremento di 17 casi rispetto ai 935 dell’analogo periodo del 2016 (+1,8%). In Lombardia, martedì, tre operai sono morti intossicati alla Lamina Spa di Rho, specializzata nelle lavorazioni dell’acciaio. Lunedì, alle acciaierie di Calvisano, una parte di una calata ha investito un operaio, 59enne di Lonato, ricoverato in gravi condizioni al Civile di Brescia con ustioni sul 70% del corpo. Mercoledì, la tragedia della famiglia Lecci. «Per riaffermare il diritto a lavorare in sicurezza e riaffermare la cultura della prevenzione», i sindacati dei metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno proclamato un’ora di sciopero nella giornata di venerdì. «In una settimana abbiamo avuto l’operaio gravemente ustionato a Calvisano, nel Bresciano, poi la vicenda di Milano e ora il decesso del 19enne. Tutti dobbiamo fare di più per garantire più sicurezza sul lavoro» ha detto il segretario della Fiom di Brescia Francesco Bertoli. «I datori di lavoro – aggiunge – devono mettere più risorse, più forza lavoro e fare più formazione, ma anche noi come sindacato non possiamo sottrarci e migliorare nel rapporto con i lavoratori». Netta anche la posizione del segretario generale Fim Cisl, Marco Bentivogli: «È inaccettabile che mentre parliamo di industry4.0 e digitalizzazione delle imprese si continuino a verificare morti e incidenti sul lavoro. Incidenti che non sono mai conseguenze della fatalità ma di una mancanza del rispetto, da parte delle imprese, delle più elementari regole sulla sicurezza e di una diffusa incultura dell’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro. Quanto accaduto in questi giorni deve spingere ad ampliare e lavorare di più sulla sicurezza, l’obiettivo deve essere zero incidenti. Per farlo serve lavorare senza sosta sulla cultura della sicurezza che si coltiva ogni giorno attraverso investimenti sugli impianti e formazione».

Fonte: Corriere

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