Salute e sicurezza nel Jobs Act: ecco le proposte dei sindacati

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Salute e sicurezza nel Jobs Act: ecco le proposte dei sindacati

Mercoledì 27 maggio incontro al ministero del Lavoro tra governo e parti sociali, i sindacati presentano un documento su tutte le questioni più discusse. Calleri (Cgil): no alla deregulation, sì a ogni miglioramento delle tutele.

Il Testo Unico in materia di salute e sicurezza è un cantiere sempre aperto. Un po’ perché i temi sono in perenne evoluzione, un po’ perché il decreto va completato in diverse sue parti, un po’ a causa degli interventi dei diversi governi che ci rimettono le mani quasi esclusivamente in chiave deregolatoria. In questi giorni sono in discussione al ministero del Lavoro le azioni derivanti sul decreto 81 dalla delega contenuta nel Jobs Act (punti 5 e 6 della legge 183/2014), e Cgil, Cisl e Uil hanno presentato le loro “Proposte di semplificazione e razionalizzazione”, indicando i provvedimenti più urgenti e rilevanti da attuare.

“Con le proposte contenute nel nostro documento abbiamo voluto raccogliere la sfida che legislatore e governo ci hanno lanciato con il Jobs Act e con il cosiddetto decreto del fare”, spiega il responsabile Salute e sicurezza della Cgil nazionale Sebastiano Calleri: “La nostra visione è chiara: no alla deregulation e alla diminuzione delle tutele, sì a proposte che facciano funzionare meglio il sistema nazionale della prevenzione”. In questo senso, continua il dirigente sindacale, abbiamo colto “l’occasione della presentazione dei documenti delle parti sociali per non permettere ai male informati di costruire strumentalizzazioni sul nostro supposto ruolo di organizzazioni del ‘no a prescindere’. E poi, come si evince dalla delega, la parte delle razionalizzazioni è importante come quella delle semplificazioni”. In conclusione, Calleri auspica di conoscere presto “gli orientamenti del governo e quelli delle rappresentanze imprenditoriali, pronti a un confronto produttivo poiché in gioco ci sono le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici del nostro paese”.

I sindacati puntano a portare a sistema quanto ancora inattuato del decreto 81, realizzando così un’azione coerente di razionalizzazione. Il primo aspetto (art. 3) è la necessità di “una regolazione certa degli ambiti lavorativi previsti”, eliminando quelle “deroghe permanenti” che bloccano da anni l’applicazione delle disposizioni di salute e sicurezza in alcuni settori lavorativi, come ad esempio nel Corpo di polizia. Altro punto qualificante (art. 8) è la realizzazione del Sistema informativo nazionale per la prevenzione (Sinp), atteso ormai da sei anni: un’inadempienza, sottolineano i sindacati, che rende inutilizzati alcuni elementi fondamentali per la programmazione delle attività di prevenzione (come i flussi informativi da Inail a Regioni relativamente agli infortuni, oppure i sistema di sorveglianza di infortuni mortali e malattie professionali). Sempre riguardo al Sinp, Cgil, Cisl e Uil denunciano il “ruolo assolutamente riduttivo” affidato alle parti sociali, che invece andrebbe ampliato in un’ottica di “stabile collaborazione con le strutture organizzative del Sistema che verranno istituite”.

Una parte consistente delle osservazioni sindacali riguarda il ruolo di Rls e Rlst. I sindacati chiedono (art. 37) che l’obbligo di aggiornamento (di quattro ore annue) per gli Rls sia introdotto anche per i Rappresentanti delle imprese che occupano meno di 15 lavoratori; che venga stabilito (art. 50) l’obbligo di consultazione dei Rappresentanti, da parte del datore di lavoro o dei dirigenti aziendali, in merito alla redazione del Documento unico per la valutazione rischi da interferenze (Duvri), come già avviene per il Documento di valutazione dei rischi (DVR); che venga, infine, concretizzata la costituzione del Fondo ex art. 52 in favore degli RLST, già prevista nel Testo unico.

Sono ben 12 gli articoli su cui Cgil, Cisl e Uil propongono interventi di razionalizzazione, ed è impossibile citarli tutti (per una visione completa, si rimanda alla lettura dell’allegato). Si può soltanto sottolineare come i sindacati affrontino tutte le questioni più calde: la consultazione delle parti sociali riguardo i quesiti posti alla Commissione Interpelli su temi che le riguardano, il coordinamento di tutti gli enti preposti alla sicurezza in ambito portuale e aeroportuale, l’obbligo di formazione e di sorveglianza sanitaria per i lavoratori a partita Iva, la “tracciabilità” dei dati relativi ai lavoratori non iscritti obbligatoriamente all’Inail, il coordinamento della sorveglianza sanitaria per i lavoratori che conducono un mezzo di trasporto (o vi svolgono abitualmente la propria attività), l’emanazione sia del decreto relativo al “sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi” sia del provvedimento che riconosce e regola la costituzione e l’operatività degli organismi paritetici.

Fonte: Rassegna

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