Sicurezza sul lavoro: anno che viene, anno che va

Sicurezza sul lavoro: anno che viene, anno che va-0

Sicurezza sul lavoro: anno che viene, anno che va

Gli auspici per il 2017 e le problematiche da affrontare in materia di sicurezza e formazione con particolare riferimento alle novità dell’Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016.

Speriamo che il nuovo anno, prima di tutto, segni una inversione di tendenza degli infortuni e degli incidenti sul lavoro, e delle malattie professionali, che stando ai primi dati 2016 sembrano essere stati superiori a quelli dell’anno precedente.

Quello che sorprende, o meglio non sorprende più (purtroppo) sono le dimensioni aziendali dove avvengono gli infortuni. Sempre più sono coinvolti i lavoratori delle piccole imprese. Usiamo volutamente il “piccole imprese” e non PMI, in quanto la nostra attenzione deve essere rivolta a quelle aziende che vanno dai 5 ai 15 dipendenti che sono la stragrande maggioranza del tessuto produttivo italiano. Oltre 15 milioni di lavoratori prestano la propria attività in aziende con meno di 15 dipendenti. Statisticamente le imprese da 1 a 15 dipendenti rappresentano ben il 97% delle aziende italiane e solo lo 0,1% sono le imprese che vanno da 500 ad oltre 1.000 dipendenti.

Le cause sono molteplici, ma per quanto ci riguarda dobbiamo affrontare il nodo-chiave della formazione, che deve essere sempre più sostanziale e meno formale. Girano ancora tanti, troppi, attestati fasulli o semi fasulli “acquistati” con l’obiettivo di avere solo un pezzo di carta senza tener conto dei contenuti e dell’effettività della formazione. Anche sull’e-learning sono ancora troppi gli enti che non rispettano le regole dell’ Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016. Assistiamo, ancora, a corsi erogati e pagati in contrassegno al ricevimento dell’attestato o con piattaforme che si limitano a mostrare semplici materiali audiovisivi senza alcun controllo dei tempi di visione e senza certezza della loro fruizione!

L’impegno che gli enti formativi dovranno porsi con serietà sarà la formazione all’interno delle imprese e micro imprese. È ora di dimenticare il vecchio adagio secondo il quale il D. Lgs. 81/2008 è fatto per le grandi imprese, ma, piuttosto, è tempo di elaborare processi e procedure che possano essere adottate laddove avviene il maggior numero di infortuni.

L’anno trascorso ha visto l’emanazione di un importante Accordo Stato-Regioni che modifica sostanzialmente molti degli aspetti della formazione non solo degli RSPP e ASPP, ma anche di molti altri soggetti previsti da precedenti Accordi. Come abbiamo avuto modo di sottolineare, molti sono gli aspetti positivi contenuti nell’Accordo e, tra questi, vogliamo ricordare: la nuova articolazione dei contenuti dei moduli A, B e C, l’innovativo (era ora) modulo B comune e i 4 corsi di formazione specifica, la puntuale definizione dell’e-learning e dei corsi ammessi e non ammessi alla fruizione in tale modalità. E ancora: l’obbligo per tutti i formatori nei corsi di salute e sicurezza di essere qualificati ed in possesso di uno dei criteri previsti dal Decreto 6 marzo 2013, l’eliminazione definitiva degli enti bilaterali. Però, guarda caso, molti di questi enti bilaterali, il giorno dopo la pubblicazione dell’Accordo, hanno cambiato sigla e casacca e si sono, improvvisamente, dichiarati organismi paritetici! Positive, anche se un po’ cervellotiche, anche le tabelle per il riconoscimento dei crediti formativi.

Di grande rilevanza, sebbene non pienamente applicate, sono inoltre le indicazioni metodologiche per la progettazione e l’erogazione dei corsi e la preminenza riconosciuta al progetto formativo, benché spesso confuso con il programma del corso. Sarà questo un ulteriore argomento su cui lavorare e definire comuni indicazioni per l’applicazione dell’Accordo Stato-Regioni.

Certo, nel testo dell’Accordo non mancano punti meno convincenti, che rischiano di vanificare la seria applicazione delle regole e procedure ivi contenute. Tra le critiche troviamo al primo posto il grande “bonus” delle lauree che consentono a tanti, forse troppi, studenti di essere esonerati della frequenza ai moduli A e B dei corsi per RSPP. Come potranno questi giovani, che non hanno mai seguito una lezione né affrontato un esame sui temi della sicurezza, svolgere con serietà e competenza i compiti di Responsabile del Servizio di Prevenzione con il solo modulo C?

Altro tema su cui riflettere è rappresentato dall’aggiornamento che può essere ottemperato anche per mezzo della partecipazione a convegni e seminari il cui numero di ore può essere pari al 50% del totale delle ore di aggiornamento complessivo.

Di per sé si tratta di una idea valida e condivisibile in quanto i convegni concorrono all’aggiornamento in modo sostanziale e complementare alla formazione in aula o in e-learning. Però cosa dire allorquando l’aggiornamento è di 6 ore, e di queste 3 ore con convegni e solo 3 ore in 5 anni dovranno essere una effettiva formazione. Viene da dire: di che cosa stiamo parlando?

In questo ambito l’AiFOS, ottemperando al dettato dell’Accordo, organizza in tutta Italia da oltre dieci anni incontri pubblici inerenti le materie della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, con registri di presenza e firme autografe. Sono circa 80 i convegni organizzati nel 2017, cui hanno partecipato oltre 4.000 persone. Di questi, ben 25 dedicati ad illustrare il nuovo Accordo Stato-Regioni con la presenza di oltre 1.500 partecipanti. E non parliamo di convegni “di massa” ma, quasi sempre, di numeri circoscritti e limitati che consentono la partecipazione attiva e un confronto costruttivo. Da qui derivano le osservazioni al riguardo dell’applicazione del nuovo Accordo del 7 luglio 2016.

Ci avviamo, col nuovo anno, ad affrontare vecchi e nuovi problemi. Il punto di partenza, però, è rappresentato dal lavoro. Il lavoro che cambia e, di contro, l’immutata centralità del lavoro per la vita delle persone. E senza lavoro non c’è sicurezza!

Non si deve chiedere maggiore flessibilità ma, piuttosto maggiore serietà.

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