Tempi del mercato libero energia: quali sono i fornitori poco chiari?

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Tempi del mercato libero energia: quali sono i fornitori poco chiari?

19 aprile 2017 0 Comments

Fornitori di energia non trasparenti / contratti non richiesti / conguagli-salasso: solo nel 2016 quasi 45 mila reclami allo Sportello dell’Autorità per l’energia.

Contratti attivati senza il consenso dell’utente, fatturazione di consumi vecchi di dieci anni, conguagli che per amor del vero sarebbe meglio chiamare salassi. La lista delle pratiche commerciali scorrette nella fornitura di luce e gas è lunga. Solo nel 2016, lo sportello per i consumatori dell’Autorità per l’energia ha ricevuto quasi 45mila reclami, che superano i 250 mila se si inizia a contare da dicembre 2009, quando il servizio è stato attivato. L’impennata c’è stata nel 2014: in un solo anno si sono sfiorate le 120mila denunce allo sportello. Oggetto più frequente, non sorprende, proprio le fatturazioni e i contratti.

Una giunga in cui per gli oltre 9 milioni di famiglie che oggi sono passate al mercato libero dell’energia elettrica e per i circa 6 milioni di utenze domestiche presenti in quello del gas non è facile destreggiarsi. Valeria Graziussi, avvocatessa che collabora da anni con il Codacons, ne sente ogni giorno di cotte e di crude. I casi più conosciuti sono quelli dei contratti di fornitura attivati senza l’ok dell’utente. “I dati personali e il consenso del consumatore vengono carpiti con l’inganno. Ci sono venditori porta a porta che si intrufolano nelle case e iniziano a fare domande, con la promessa di bollette più convenienti. In diversi casi queste pratiche vengono messe in atto anche al telefono: il sì pronunciato dall’utente per confermare l’esattezza dei dati, per esempio, viene utilizzato in modo ingannevole come assenso all’attivazione della fornitura”. Oggi però non è più possibile concludere contratti solo al telefono: “Devono essere sempre confermati da un documento cartaceo firmato dall’utente. E proprio quando in seguito a reclami chiediamo la copia cartacea ai gestori, spesso non ne sono in possesso. E qui casca l’asina, perché il contratto si rivela non valido”.

Ma il repertorio delle truffe in cui può incappare il consumatore è ampio: “In diversi casi il gestore fattura consumi più vecchi di 5 anni, che in realtà sono prescritti e dunque non più richiedibili. In altri si emettono per molto tempo fatture basate sui consumi presunti, per poi presentarsi dal consumatore dopo anni con un conguaglio altissimo. In altri casi ancora le aziende ostacolano il diritto di recesso degli utenti, facendo finta di non aver ricevuto la lettera di disdetta”.

A giugno 2016 l’Antitrust ha sanzionato per oltre 14,5 milioni di euro i cinque big dell’energia Acea, Edison, Eni, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico. Sanzioni di recente ci sono state anche per HeraComm, Geko (ex Beetwin) e Green Network. “I provvedimenti riguardano i meccanismi di fatturazione e le ripetute richieste di pagamento per bollette non corrispondenti a consumi effettivi, nonché gli ostacoli frapposti alla restituzione dei rimborsi”, ha fatto sapere l’Autorità, chiarendo poi pochi mesi dopo che “le procedure adottate dalle società citate mirano d’ora in avanti ad assicurare un consenso consapevole all’attivazione di una nuova fornitura”. Le aziende sanzionate si sono assunte impegni precisi nei confronti dell’Antitrsut e dopo la stangata sembra che stiano facendo i compiti a casa. Ma intanto sono in corso “procedimenti volti ad accertare eventuali violazioni del Codice del Consumo” da parte di Estra Energie ed Estra Elettricità, Enegan e Iren Mercato. Un altro procedimento per inottemperanza delle indicazioni dell’Antitrust è in corso contro Green Network.

A questi aspetti si aggiunge un’altra questione molto dibattuta: la scarsa trasparenza nei confronti dell’utente sui propri consumi, anche nell’epoca dei contatori elettronici. “Non possiamo pensare che una persona debba scendere in cantina a leggere i kilowattora consumati. È necessario comunicare con il consumatore in base a parametri chiari e comprensibili, come gli euro spesi”, spiega Roberto Napoli, esperto di temi energetici e già docente del Politecnico di Torino. “Alle bacchettate dell’Europa sul tema, l’Italia ha risposto che i cittadini possono fare richiesta dei dati. Ma perché impelagarsi in procedure burocratiche quando con un’App le persone potrebbero monitorare i dati dei propri consumi? Dati che tra l’altro sono degli utenti e non dei gestori”.

Su questi temi sta lavorando anche la Commissione europea, che a luglio 2015 in una comunicazione alle altre istituzioni comunitarie ha lanciato un programma di azioni per tutelare i consumatori, realizzare nel concreto le reti intelligenti e attuare un’efficace protezione dei dati che si genereranno con la creazione di smart grid. L’iniziativa propone un “New Deal per i consumatori energetici”, ma in Italia, fa notare ironico il professor Napoli, questo tende piuttosto “ad assumere le sembianze di un New Peel, nel senso che le tasche dei consumatori vengono sempre più pelate da azioni per lo meno confusette e birichine”.

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